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Partiamo con l'opinione personale: è il mio album preferito (di Suzanne Vega, ovvio). Equilibrato, dolce, vagamente pop. La sua voce è velluto, calda e sottile, materna, e il suo modo di suonare la chitarra, che ricorda vagamente la prima Joni Mitchell, quella del periodo acustico, è affascinante, anche se più scontato, ma d'altra parte di Joni Mitchell ce n'è una. Per il "pop", è colpa di Luka, canzone tristissima e malinconica, massacrata da Paola Turci (che in quel caso ho cordialmente detestato, anche se i suoi lavori generalmente mi piacciono) che ne travisò totalmente il testo, trasformandolo in una storiella da single in appartamento. Luka parla dell'innocenza rubata dei bambini, della violenza domestica, dell'infanzia perduta, e lo fa con una delicatezza tale da lasciare sbigottiti, come ascoltare De André cantare del massacro di Fiume Sand Creek. 
ricordo che per aiutarmi nel database musicale e inserire recensioni a vostro nome, basta mandarmele all'indirizzo:
e provvederò personalmente a pubblicarle qui nell'attesa della creazione del sito vero e proprio. Ricordo inoltre che non ci sono discriminazioni di genere o periodo, ognuno può contribuire!
Bomalek
Alcune perle si scoprono per caso, la commercializzazione della musica è qualcosa di crudele quando gruppi che valgono molto vengono persi nel nulla, derubati della popolarità, attribuita invece alle produzioni a scopo puramente commerciale. Gli Adagio sono un gruppo Francese molto sottovalutato e sconosciuto, intepreti metal della follia progressiva, artisti di alto livello tecnico artefici di un album veramente molto bello. Se vogliamo fare un paragone con altri interpreti progressive (perché il progressive metal si differenzia molto al suo interno), possiamo accostarli ai Symphony X, anche se stiamo parlando di sonorità differenti, si possono accostare solo per determinate scelte che a tratti si accostano al Power. Ho scritto follia progressiva proprio pensando alla prima track, Next Profundis inizia alternando la chitarra elettrica a un fantastico solo di piano classico, pulito, fantastico. Il brano poi prosegue nella linea vocale molto bella, in una sonorità che ricorda quella dei Symphony, un muro di batteria, e la chitarra distortissima, a volte fischiante, proprio alla maniera di Romeo. Belli tutti gli interventi del piano, il crescendo e l’evoluzione strumentale che si unisce per poi svanire e lasciare nuovo posto al piano. Un pezzo fantastico. Introitus/Solvet Saecclum in favilla, un titolo in latino non può che presentarci un pezzo sinfonico, dal quale viene introdotto il brano, ma un pezzo sinfonico che non ha davvero niente da invidiare ai più famosi Rhapsody, bei cori, sonorità apocalittiche e molto efficaci. Poi inizia il vero e proprio brano, un bel pezzo, ma forse non eccezionale.Ottima l’introduzione dei Chosen, bellissime le tastiere e emozionante la chitarra, debole secondo me la linea vocale, ma sotto rimane la spettacolare strumentazione, sotto la voce si percepiscono le velocissime note del piano, ancora un rif bellissimo. Il tastierista Kevin Codfert è sicuramente uno dei punti forti del gruppo, la tastiera è onipresente, non distorta o modificata, ma suonata come piano, un accostamento perfettamente riuscito. From My Sleep to Someone else ci conferma che questi atisti sanno come suscitare alte aspettative, ogni introduzione ai loro brani suona apocalittica e di grande intensità. Un altro buon pezzo power/progressive, forse più coinvolgente del precedente. La titletrack Underworld ha un’altra introduzione sinfonica di circa 4 minuti prima di spararci nel ritmatissimo ritmo power. Insomma per chi ama il prog metal troverà dei lampi di genio, anche se potrebbe storcere il naso verso quella che secondo me è la banalità del power. Per chi ama il Power e il Prog come e il genere creato dai Symphony x, questo cd è assolutamente da antologia.
88/100
Bomalek
Debutto del progetto Ayreon, un album molto particolare, sicuramente di ascolto più difficile rispetto al capolavoro The Human Equation, molto più prog, basta vedere che molti pezzi sono suddivisi al loro interno in "fasi" ben precise che seguono naturalmente il filo del Concept. Inutlie parlare del concept, molto avvincente come al solito e vincola ad ascoltare questo album leggendo le parole, se no si rischia di perdere davvero metà della bellezza del disco. Continuando il paragone con le opere successive, forse per il concept, ma c’è una sonorità molto più medioevaleggiante, quindi aspettatevi trombe e flauti (anche se non presenti in maniera tragica come nei Rhapsody), un sound che potrebbe disturbare gli amanti di un sound più serio e cupo che si ritrova negli altri dischi degli Ayreon. Comunque sin dall’esordio è presente il carattere psichedelico e i caratteristici assoli di Tastiera, di organo e così via. Dopo il primo pezzo introduttivo veniamo lanciati in The Awarness da un lontano riff di chitarra. Molto coinvolgente la linea vocale, lenta, affiancata anche dai cori femminili che ricompaiono anche in The Human Equation prima di lasciarci nelle mani delle tastiere e dei suoni psichedelici di Arjen. Eyes of time attraverso un suono orientaleggiante introduce un bel pezzo con il bel coro nel ritornello, ma anche qui si rimane affascinati dal bel pezzo progressive, dalla digressione della tastiera e l’inserimento della chitarra elettrica in dei riff davvero brillanti. The Banishment inizia creando una bellissima quanto cupa atmosfera, per poi lasciarsi a un assolo di chitarra che invece si prolunga annoiando, non essendo particolarmente coinvolgente. Poi la tastiera fa partire un riff molto orecchiabile, seguita dalla voce, con un ottimo risultato, che lascia il posto a un pezzo strumentale di maggiore bellezza, al quale se ne sussegue un altro e un altro ancora, in cui chitarra e tastiera si alternano il ruolo di protagonista; per finire follemente con un pezzo cantato in Growl. Undici minuti di progressive opera da rimanere di stucco (a parte forse la parte iniziale). Ye Courtyard minstrel Boy è un pezzo degli Ambeon (gruppo di Arjen precedente agli Ayreon) ripreso, un pezzo lento e malinconico, un sound puramente medioevaleggiante fa da contorno alla splendida canzone, interpretata con molto phatos, prima dell’esplosione strumentale e della svolta in Sail Away to Avalon, il cui ritornello rimane impresso sin dal primo ascolto. Passando attraverso Nature’s dance e Computer reign (non particolarmente belle a mio parere), si incappa in Waracle, un duetto fantastico, l’abbinamento del calmo e tenebroso tibro di un cantante all’esplosione di un altro pezzo vocale si alternano fino alla degna conclusione con i cori di accompagnamento e un azzeccatissimo assolo di chitarra; uno dei pezzi più belli dell’album. Il concept poi si sviluppa nei brani finali fra cui troviamo altri bezzi come Merlin’s will e la melodica Swan song. Gli album degli Ayreon sviluppano sempre il concept in maniera molto articolata, spesso si ha di fronte un opera con un gran numero di brani (spesso suddivisa in due cd), nelle quale ci sono per forza degli alti e bassi. Ma i pezzi meglio riusciti sono sempre così fenomenali che rendono l’album unico, un ascolto veramente indimenticabile.
Voto:85/100
Bomalek
PROSEGUE LA NOSTRA AVVENTURA A RITROSO NEL TEMPO ALLA SCOPERTA DEI GIOIELLI SPARSI NEL TEMPO DA QUEL FANTASTICO GRUPPO CHE VA SOTTO IL NOME DI RUSH. QUESTA VOLTA CI FERMIAMO NEL 1976, DOVE TROVIAMO QUELLO CHE SECONDO MOLTI (ME COMPRESO) è IL CAPOLAVORO DEI CAPOLAVORI DELLA BAND, OVVERO 2112. L'ALBUM PRENDE IL TITOLO DALLA CELEBERRIMA SUITE CHE OCCUPA PIù DELLA METà DELLO SPAZIO, è CHE SI PRESENTA COME UNO DEI VERTICI DELLA MUSICA ROCK (DI QUALSIVOGLIA EPOCA SI PARLI!): NEI SUOI 21 MINUTI SI ALTERNANO SEZIONI TECNICISSIME E MOLTO HARD (COME L'ACCOPPIATA INIZIALE OVERTURE/THE TEMPLES OF SYRINX), SEZIONI ACUSTICHE E DELICATE (DISCOVERY E SOLILOQUY), E INOLTRE MOMENTI IN CRESCENDO DI RARA INTENSITà (ORACLE:THE DREAM), IN UN'AMALGAMA PERFETTA CHE ACCOMPAGNA L'ASCOLTATORE FINO AL FINALE URLO CHE SOVRASTA UN'ESPLOSIONE "WE HAVE ASSUMED CONTROL, WE HAVE ASSUMED CONTROL"!LA SECONDA CANZONE è UN ALTRO CLASSICO DEL GRUPPO, QUELLA A PASSAGE TO BANGKOK IL CUI TESTO PARE SIA STATO ISPIRATO DAGLI EFFETTI DI UN TRIP ALLUCINOGENO. SI PASSA POI ALLA PIù ACUSTICA THE TWILIGHT ZONE, DEDICATA ALLA FAMOSA SERIE TELEVISIVA ANNI '50. SI TORNA ALLE NOTE ELETTRICHE CON LESSONS, BELL'ESERCIZIO DI HARD ROCK SETTANTIANO, E POI CI SI CONCEDE UN ATTIMO DI TREGUA SULLE NOTE DI TEARS, BALLAD DOVE PER LA PRIMA VOLTA FA LA SUA (TIMIDA) APPARIZIONE UN SINTETIZZATORE (SUONATO DA HUGH SYME, QUARTO UOMO DELLA BAND SINO AD OGGI, MUSICISTA AGGIUNTO E COPERTINISTA: SUA è ANCHE LA COPERTINA DELL'ULTIMO OCTAVARIUM DEI DREAM THEATER). L'ALBUM SI CHIUDE IN BELLEZZA CON SOMETHING FOR NOTHING, RUSPANTE E VELOCE, IMPREZIOSITA DA UN ASSOLO DI LIFESON CHE HA FATTO SCUOLA (GLI IRON MAIDEN DOVREBBERO SAPERNE QUALCOSA!). CHIUDO DICENDO CHE QUESTO è UN TESTO SACRO IMPRESCINDIBILE DELLA MUSICA ROCK.....PER CUI IL VOTO NON PUò ESSERE CHE IL MASSIMO...ANZI FORSE QUALCOSA IN PIù!!!
VOTO 100 E LODE
1-2112 (20:33)
2-A PASSAGE TO BANGKOK (3:34)
3-THE TWILIGHT ZONE (3:17)
4-LESSONS (3:50)
5-TEARS (3:30)
6-SOMETHING FOR NOTHING (3:40)
PORTNOY
Il 5 Agosto 1967,in piena 'Summer Of Love' viene pubblicato il primo lavoro dei Pink Floyd :'The Piper At The Gates Of Dawn'.
Nello stesso anno in cui pubblicarono Fly by night, I Rush fecero uscire anche Caress of steel, che può a buon diritto essere definito il primo capolavoro della band. Trovano posto per la prima volta anche due suite (forma-canzone molto in voga negli anni 70), entrambe stupende (anche se forse surclassate da quelle che negli anni successivi gli stessi Rush sapranno comporre). L’album si apre con Bastille day, uno dei pezzi più famosi del gruppo, nervosa per le sue alternanza tra acustico ed elettrico, fino al maestoso finale. Bellissima (diciamo che ipoteticamente l’album andrebbe acquistato anche solo per questa traccia). Si prosegue con due esercizi di stile zeppeliani (gli ultimi forse della carriera dei Rush), I think I’m going bald e Lakeside park. Ecco quindi la prima delle due suite, The necromancer, ispirata agli scritti di Tolkien: non ci sono termini che possono spiegare in pieno le sensazioni trasmesse da questo viaggio lungo 13 minuti, dove la chitarra di Lifeson