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domenica, 25 giugno 2006

postato da: Bomalek alle ore 21:15 | link | commenti
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martedì, 24 gennaio 2006

solitude standing

Partiamo con l'opinione personale: è il mio album preferito (di Suzanne Vega, ovvio). Equilibrato, dolce, vagamente pop. La sua voce è velluto, calda e sottile, materna, e il suo modo di suonare la chitarra, che ricorda vagamente la prima Joni Mitchell, quella del periodo acustico, è affascinante, anche se più scontato, ma d'altra parte di Joni Mitchell ce n'è una. Per il "pop", è colpa di Luka, canzone tristissima e malinconica, massacrata da Paola Turci (che in quel caso ho cordialmente detestato, anche se i suoi lavori generalmente mi piacciono) che ne travisò totalmente il testo, trasformandolo in una storiella da single in appartamento. Luka parla dell'innocenza rubata dei bambini, della violenza domestica, dell'infanzia perduta, e lo fa con una delicatezza tale da lasciare sbigottiti, come ascoltare De André cantare del massacro di Fiume Sand Creek.
Il problema di Luka fu che divenne il "suo" pezzo, la classica hit che finisce in tutte le compilations, che trasformò definitivamente la Vega in "that Luka chick", la tizia di "luka". Un pezzo che la gente ascolta per farsi compagnia, e che per questo perde gran parte del suo senso, diventa una canzonetta, banale. "Dai, cantaci Luka!", come se fosse "la bella lavanderina"; non deve essere stato piacevolissimo, agli inizi, per lei che aveva sofferto nello scrivere quei versi, ma d'altra parte è lo showbiz, baby.
Ci sono altri pezzi che mi piacciono ancora di più, in questo disco. In generale, adoro il suo modo di osservare le cose, più che vederle. E' il caso della prima traccia, "Tom's Diner", completamente cantato a cappella (e della quale esiste anche un remix in versione disco dei DNA), dove una banale colazione in un locale di Manhattan (all'angolo tra la 112a e Broadway) si trasforma in una riflessione disincantata sull'egoismo e sull'egocentrismo umano. Un gusto nell'osservazione dei dettagli più piccoli, dunque, così come nella terza traccia, "Ironbound / Fancy Poultry", che descrive con minuziosità uno scorcio di quartiere popolare, e che termina con le frasi riprese da uno strillone di mercato. Molto più anni '80 è la ritmica di "In the eye", il pezzo più dinamico del disco, mentre "Night Vision" è un'impressione notturna, lenta e cadenzata, ispirata alla poesia "Juan Gris" di Paul Eluard. "Solitude Standing", la cosiddetta "title track" è una sorta di elogio della solitudine, vista come la compagna costante e silenziosa di tutta una vita. La compagnia della Solitudine, un ossimoro piuttosto verosimile. "Language" invece parla del significato delle parole, della loro limitatezza e lentezza rispetto al pensiero: "Se le parole fossero liquide / mi ci lancerei dentro / invece siamo qui / in un silenzio più eloquente / di quanto non lo sia ogni parola". L'ultima traccia cantata del disco è "Wooden Horse", indicata anche come "la canzone di Caspar Hauser", che ripercorre poeticamente la breve esistenza del misterioso ragazzino e la sua prigionia, fisica e mentale,  nella quale solo le proprie fantasie lo potevano rendere libero ("ciò che era legno, divenne vivo"). Per concludere non posso non citare nuovamente "Calypso", di cui ho già pubblicato il testo, ed il brano a questo strettamente collegato, "Gipsy": una canzone d'amore, proprio come Calypso, romantica e malinconica, senza lieto fine. La storia di due destini che si incrociano pur sapendo di doversi separare, come rette che si intersecano in un punto preciso, e che lentamente si allontanano, ciascuna per la propria personale traiettoria. Il finale è però meno aspro, perché se l'ultima strofa è tristemente realista, subito dopo rientra il ritornello, come una ninnananna:

With a long and slender body
And the sweetest softest hands
And we'll blow away forever soon
And go on to different lands
And please do not ever look for me
But with me you will stay
And you will hear yourself in song
Blowing by one day
 
 

Oh, hold me like a baby
That will not fall asleep
Curl me up inside you
And let me hear you through the heat


Cosa ci fate ancora qui? Andate a comprarvi il disco! Sì, vero, è quasi mezzanotte.. beh, fatelo domani mattina, allora.
Doc. Ciolo

postato da: Bomalek alle ore 12:35 | link | commenti (6)
categorie: suzanne vega

viaggio senza tempo

E' il mio album preferito dei Timoria, il più completo e, credo, il più sentito (cioè il più curato, sotto ogni profilo) della loro discografia. Nasce con l'idea del concept-album, come tra l'altro la stragrande maggioranza dei dischi che mi piacciono al punto da divenire parte di me: credo che sia perché diventano un lungo racconto, diviso in atti, i brani, ed ognuno di questi ha un'atmosfera propria, indipendente sebbene indissolubilmente legata al resto. Viaggio Senza Vento racconta la storia di Joe, e la sua fuga dalla città, alla ricerca della Città del Sole, alla ricerca della propria libertà, la libertà del Guerriero. Copio qui sotto il prologo che leggo direttamente dal booklet del disco:


Dopo una notte avida di emozioni Joe chiude gli occhi alla partita domenicale del quartiere, vinto dal sonno e dai dubbi. Viene svegliato dai calci dell'accalappiacani che lo costringe nell'incubo di un canile - prigione - lobotomia per uniformarlo. Joe, trovata una pistola dai tre colpi d'oro, uccide il suo guardiano. Comincia così la fuga, consapevole di ciò che si lascia alle spalle. Da lontano il veggente segue il suo cammino e prevede il loro incontro, grazie al quale Joe vivrà le sue visioni e i sogni che lo aiuteranno a diventare guerriero, per conquistare la libertà totale. La nuova forza gli permette di ripartire verso la Città del Sole dove conosce anche l'amore. Ora un desiderio più forte lo conduce sulla via del ritorno, alla realtà, armato del suo sorriso e della sua esperienza. Per gente degna di lui.

Il disco contiene veri capolavori, come la struggente ed appassionata "sangue impazzito", che mi rimanda indietro di diversi anni, quando quattordicenne troppo abituato agli accordi "standard" alla Guns n' Roses, mi arrabbiavo davanti a quel Si minore iniziale che ad Omar Pedrini veniva decisamente meglio.. O come "freedom", interamente suonata a pianoforte e voce, dove si possono apprezzare le doti canore di Francesco Renga, che ho riascoltato recentemente dal vivo; o ancora "la cura giusta", altro brano strappalacrime, che tra l'altro contiene uno splendido assolo di flauto traverso. "Il mercante dei sogni" è una sorta di visione-predizione con un'impronta decisamente folk-rock, sullo stesso genere di "Lombardia", che tanto per non farsi mancare nulla vanta la presenza di Mauro Pagani al violino . "Senza vento", incipit adrenalinico del disco, descrive la vita non vissuta di Joe, trascinato senza volontà ("vivo e non credo in niente"), fino alla prima fondamentale presa di coscienza ("ma son pronto / per volare / senza vento"), che lo porterà ad intraprendere il viaggio. "Il guardiano di cani" e "la fuga" sono i pezzi più energici e rabbiosi, perché raccontano l'esperienza della prigionia, e la liberazione certamente non indolore, da essa. "Verso oriente" vede anche la partecipazione di Eugenio Finardi ad accompagnare la voce di Omar Pedrini, cantante solista per questo brano.anche se mai ai livelli di Francesco Renga. Per evitare di dilungarmi troppo passo all'ultima traccia, il finale: "il guerriero", ultima pagina del racconto, quando Joe, trovata la Città del Sole, e scopre finalmente la sua verà realtà di Oltreuomo, libero da ciò che l'aveva imprigionato. Un guerriero capace anche di provare emozioni, e di trasmetterle, ben lontano dall'ideale del combattente-macchina. "Il guerriero è vivo ed è tornato / con lo sguardo fiero e gli occhi lucidi / E' tornato urlando al vento il suo canto per la gente / oltre la paura oltre la solitudine".

Non avete che da ascoltarlo, ora. Nell'ordine originale in cui sono messe le tracce, mi raccomando.
 
Dr. Ciolo

 
postato da: Bomalek alle ore 11:32 | link | commenti (1)
categorie: timoria
domenica, 22 gennaio 2006

Come si pubblicano le recensioni

ricordo che per aiutarmi nel database musicale e inserire recensioni a vostro nome, basta mandarmele all'indirizzo:

chiedialconiglio@libero.it

e provvederò personalmente a pubblicarle qui nell'attesa della creazione del sito vero e proprio. Ricordo inoltre che non ci sono discriminazioni di genere o periodo, ognuno può contribuire!

Bomalek

postato da: Bomalek alle ore 22:45 | link | commenti
categorie: faq
sabato, 21 gennaio 2006

Underworld (88)

Alcune perle si scoprono per caso, la commercializzazione della musica è qualcosa di crudele quando gruppi che valgono molto vengono persi nel nulla, derubati della popolarità, attribuita invece alle produzioni a scopo puramente commerciale. Gli Adagio sono un gruppo Francese molto sottovalutato e sconosciuto, intepreti metal della follia progressiva, artisti di alto livello tecnico artefici di un album veramente molto bello. Se vogliamo fare un paragone con altri interpreti progressive (perché il progressive metal si differenzia molto al suo interno), possiamo accostarli ai Symphony X, anche se stiamo parlando di sonorità differenti, si possono accostare solo per determinate scelte che a tratti si accostano al Power. Ho scritto follia progressiva proprio pensando alla prima track, Next Profundis inizia alternando la chitarra elettrica a un fantastico solo di piano classico, pulito, fantastico. Il brano poi prosegue nella linea vocale molto bella, in una sonorità che ricorda quella dei Symphony, un muro di batteria, e la chitarra distortissima, a volte fischiante, proprio alla maniera di Romeo. Belli tutti gli interventi del piano, il crescendo e l’evoluzione strumentale che si unisce per poi svanire e lasciare nuovo posto al piano. Un pezzo fantastico. Introitus/Solvet Saecclum in favilla, un titolo in latino non può che presentarci un pezzo sinfonico, dal quale viene introdotto il brano, ma un pezzo sinfonico che non ha davvero niente da invidiare ai più famosi Rhapsody, bei cori, sonorità apocalittiche e molto efficaci. Poi inizia il vero e proprio brano, un bel pezzo, ma forse non eccezionale.Ottima l’introduzione dei Chosen, bellissime le tastiere e emozionante la chitarra, debole secondo me la linea vocale, ma sotto rimane la spettacolare strumentazione, sotto la voce si percepiscono le velocissime note del piano, ancora un rif bellissimo. Il tastierista Kevin Codfert è sicuramente uno dei punti forti del gruppo, la tastiera è onipresente, non distorta o modificata, ma suonata come piano, un accostamento perfettamente riuscito. From My Sleep to Someone else ci conferma che questi atisti sanno come suscitare alte aspettative, ogni introduzione ai loro brani suona apocalittica e di grande intensità. Un altro buon pezzo power/progressive, forse più coinvolgente del precedente. La titletrack Underworld ha un’altra introduzione sinfonica di circa 4 minuti prima di spararci nel ritmatissimo ritmo power. Insomma per chi ama il prog metal troverà dei lampi di genio, anche se potrebbe storcere il naso verso quella che secondo me è la banalità del power. Per chi ama il Power e il Prog come e il genere creato dai Symphony x, questo cd è assolutamente da antologia.

88/100

Bomalek

postato da: Bomalek alle ore 19:01 | link | commenti
categorie: adagio

The Final Experiment (85)

Debutto del progetto Ayreon, un album molto particolare, sicuramente di ascolto più difficile rispetto al capolavoro The Human Equation, molto più prog, basta vedere che molti pezzi sono suddivisi al loro interno in "fasi" ben precise che seguono naturalmente il filo del Concept. Inutlie parlare del concept, molto avvincente come al solito e vincola ad ascoltare questo album leggendo le parole, se no si rischia di perdere davvero metà della bellezza del disco. Continuando il paragone con le opere successive, forse per il concept, ma c’è una sonorità molto più medioevaleggiante, quindi aspettatevi trombe e flauti (anche se non presenti in maniera tragica come nei Rhapsody), un sound che potrebbe disturbare gli amanti di un sound più serio e cupo che si ritrova negli altri dischi degli Ayreon. Comunque sin dall’esordio è presente il carattere psichedelico e i caratteristici assoli di Tastiera, di organo e così via. Dopo il primo pezzo introduttivo veniamo lanciati in The Awarness da un lontano riff di chitarra. Molto coinvolgente la linea vocale, lenta, affiancata anche dai cori femminili che ricompaiono anche in The Human Equation prima di lasciarci nelle mani delle tastiere e dei suoni psichedelici di Arjen. Eyes of time attraverso un suono orientaleggiante introduce un bel pezzo con il bel coro nel ritornello, ma anche qui si rimane affascinati dal bel pezzo progressive, dalla digressione della tastiera e l’inserimento della chitarra elettrica in dei riff davvero brillanti. The Banishment inizia creando una bellissima quanto cupa atmosfera, per poi lasciarsi a un assolo di chitarra che invece si prolunga annoiando, non essendo particolarmente coinvolgente. Poi la tastiera fa partire un riff molto orecchiabile, seguita dalla voce, con un ottimo risultato, che lascia il posto a un pezzo strumentale di maggiore bellezza, al quale se ne sussegue un altro e un altro ancora, in cui chitarra e tastiera si alternano il ruolo di protagonista; per finire follemente con un pezzo cantato in Growl. Undici minuti di progressive opera da rimanere di stucco (a parte forse la parte iniziale). Ye Courtyard minstrel Boy è un pezzo degli Ambeon (gruppo di Arjen precedente agli Ayreon) ripreso, un pezzo lento e malinconico, un sound puramente medioevaleggiante fa da contorno alla splendida canzone, interpretata con molto phatos, prima dell’esplosione strumentale e della svolta in Sail Away to Avalon, il cui ritornello rimane impresso sin dal primo ascolto. Passando attraverso Nature’s dance e Computer reign (non particolarmente belle a mio parere), si incappa in Waracle, un duetto fantastico, l’abbinamento del calmo e tenebroso tibro di un cantante all’esplosione di un altro pezzo vocale si alternano fino alla degna conclusione con i cori di accompagnamento e un azzeccatissimo assolo di chitarra; uno dei pezzi più belli dell’album. Il concept poi si sviluppa nei brani finali fra cui troviamo altri bezzi come Merlin’s will e la melodica Swan song. Gli album degli Ayreon sviluppano sempre il concept in maniera molto articolata, spesso si ha di fronte un opera con un gran numero di brani (spesso suddivisa in due cd), nelle quale ci sono per forza degli alti e bassi. Ma i pezzi meglio riusciti sono sempre così fenomenali che rendono l’album unico, un ascolto veramente indimenticabile.

Voto:85/100

Bomalek

postato da: Bomalek alle ore 18:00 | link | commenti
categorie: ayreon

2112 (100)

PROSEGUE LA NOSTRA AVVENTURA A RITROSO NEL TEMPO ALLA SCOPERTA DEI GIOIELLI SPARSI NEL TEMPO DA QUEL FANTASTICO GRUPPO CHE VA SOTTO IL NOME DI RUSH. QUESTA VOLTA CI FERMIAMO NEL 1976, DOVE TROVIAMO QUELLO CHE SECONDO MOLTI (ME COMPRESO) è IL CAPOLAVORO DEI CAPOLAVORI DELLA BAND, OVVERO 2112. L'ALBUM PRENDE IL TITOLO DALLA CELEBERRIMA SUITE CHE OCCUPA PIù DELLA METà DELLO SPAZIO, è CHE SI PRESENTA COME UNO DEI VERTICI DELLA MUSICA ROCK (DI QUALSIVOGLIA EPOCA SI PARLI!): NEI SUOI 21 MINUTI SI ALTERNANO SEZIONI TECNICISSIME E MOLTO HARD (COME L'ACCOPPIATA INIZIALE OVERTURE/THE TEMPLES OF SYRINX), SEZIONI ACUSTICHE E DELICATE (DISCOVERY E SOLILOQUY), E INOLTRE MOMENTI IN CRESCENDO DI RARA INTENSITà (ORACLE:THE DREAM), IN UN'AMALGAMA PERFETTA CHE ACCOMPAGNA L'ASCOLTATORE FINO AL FINALE URLO CHE SOVRASTA UN'ESPLOSIONE "WE HAVE ASSUMED CONTROL, WE HAVE ASSUMED CONTROL"!LA SECONDA CANZONE è UN ALTRO CLASSICO DEL GRUPPO, QUELLA A PASSAGE TO BANGKOK IL CUI TESTO PARE SIA STATO ISPIRATO DAGLI EFFETTI DI UN TRIP ALLUCINOGENO. SI PASSA POI ALLA PIù ACUSTICA THE TWILIGHT ZONE, DEDICATA ALLA FAMOSA SERIE TELEVISIVA ANNI '50. SI TORNA ALLE NOTE ELETTRICHE CON LESSONS, BELL'ESERCIZIO DI HARD ROCK SETTANTIANO, E POI CI SI CONCEDE UN ATTIMO DI TREGUA SULLE NOTE DI TEARS, BALLAD DOVE PER LA PRIMA VOLTA FA LA SUA (TIMIDA) APPARIZIONE UN SINTETIZZATORE (SUONATO DA HUGH SYME, QUARTO UOMO DELLA BAND SINO AD OGGI, MUSICISTA AGGIUNTO E COPERTINISTA: SUA è ANCHE LA COPERTINA DELL'ULTIMO OCTAVARIUM DEI DREAM THEATER). L'ALBUM SI CHIUDE IN BELLEZZA CON SOMETHING FOR NOTHING, RUSPANTE E VELOCE, IMPREZIOSITA DA UN ASSOLO DI LIFESON CHE HA FATTO SCUOLA (GLI IRON MAIDEN DOVREBBERO SAPERNE QUALCOSA!). CHIUDO DICENDO CHE QUESTO è UN TESTO SACRO IMPRESCINDIBILE DELLA MUSICA ROCK.....PER CUI IL VOTO NON PUò ESSERE CHE IL MASSIMO...ANZI FORSE QUALCOSA IN PIù!!!

VOTO 100 E LODE

1-2112 (20:33)

2-A PASSAGE TO BANGKOK (3:34)

3-THE TWILIGHT ZONE (3:17)

4-LESSONS (3:50)

5-TEARS (3:30)

6-SOMETHING FOR NOTHING (3:40)

PORTNOY

postato da: Bomalek alle ore 12:23 | link | commenti
categorie: rush
giovedì, 19 gennaio 2006

The Piper at the gates of dawn (100)

Il 5 Agosto 1967,in piena 'Summer Of Love' viene pubblicato il primo lavoro dei Pink Floyd :'The Piper At The Gates Of Dawn'.
L'album è il chiaro riflesso del periodo.La cosiddetta 'era acida' nacque proprio in quei mesi;tanto LSD,per 'allargare i confini della percezione mentale',visioni e viaggi psichedelici di ogni genere.
Il messaggio principale di questo album è l'esatto riflesso di questa rivoluzione mentale : rompere qualsiasi tipo di schema.
Prima che uscisse l'album i Floyd avevano già saputo incuriosire e conquistare pubblico e stampa.Il primo,con degli show 'visionari' tenuti nell'ormai leggendario UFO di Londra;la seconda con la pubblicazione di 2 singoli straordinariamente spiazzanti : 'Arnold Layne' e 'See Emily Play'.
Leader fondamentale del gruppo è Syd Barrett (guarda caso l'unico membro della band,all'epoca,a far uso di LSD),dieci degli undici pezzi dell'album portano la sua firma.Basti già un veloce sguardo alla copertina caleidoscopica raffigurante la band per entrare in ipnosi.
 
'Astronomy Domine' apre il disco.Non è nient'altro che la cronaca di un viaggio spaziale.Il passeggero?Syd Barrett.L'astronave?L'LSD....
Questa folle divagazione spaziale inizia con un basso accompagnato da alcun bip radiofonici,proprio a voler rappresentare un immaginaria conversazione-radio tra la terra e lo spazio.Il testo è quanto di più allucinato si possa pretendere.Barret passa per Giove,Saturno,Titano fino a pensare che 'le stelle possono terrorizzare'.Unite a tutto ciò la straordinaria atmosfera sonora creata dall'intera band ed il gioco è fatto.
 
'Lucifer Sam' narra di un magico gatto che 'ha qualcosa di inspiegabile'.La canzone si lascia accompagnare da atmfosfere orientaleggianti miste al ritmo incalzante dalla chitarra.
Con 'Matilda Mother' Barrett non fà null'altro che divenire il precursore del prog rock romantico.Il chitarrista/compositore ci narra di una storia in cui una madre racconta una favola al proprio figlio interrompendola più volte,suscitanto la curiosità del figlio che più volte chiede alla madre di continuare.
Con 'Flaming' e 'Pow R,Toc H' la band ci porta alle orecchie altri 2 viaggi psichedelici.Si è pervasi da un'atmosfera sospesa nello spazio infinito,tempestati di suoni sinistri,rumori provenienti da ogni dove ed incomprensibili voci umane.Due canzoni ipnotiche
L'unico pezzo di Roger Waters è 'Take Up The Stetoscope And Walk'.Waters ripete all'infinito la parola 'dottore'.Nel testo spiega al medico le cause del suo malessere chiudendo il tutto con lo storico: 'Dottore, gentilmente, riferisca a sua moglie che
sono vivo ,i fiori crescono ,si renda conto'
.
In molti pensarono che questo testo potesse parlare del 'ritorno' da un viaggio psichedelico.
'Interstellar Overdrive' và oltre la parola capolavoro.Vero e proprio riferimento psichedelico inizia con un potente riff di chitarra.L'aspetto principale,voluto da Barrett,era particolare: a turno,almeno uno strumento,doveva mantenere il ritmo per portare avanti la canzone e permettere agli altri strumenti di fondersi,incrociarsi,inseguirsi e quanto altro si possa immaginare.Per 'entrare' in questa canzone basta chiudere gli occhi,si verrà immediatamente catapultati nel cosmo.Si vedranno costellazioni,galassie,comete ed alieni.Tutto quello che lo spazio,unito al mistero che lo circonda,possa offrirci.Merito di tutto ciò va a questa immensa jam session 'acida' che colloca questo strumentale tra le canzoni più belle e fondamentali di sempre.Poi,quando verrà ripetuto il riff di apertura,vedremo 'Capitan Barrett' avvertirci: Si scende,il viaggio è finito'
'The Gnome' cambia radilcalmente la scena e ci parla di una piccola favola ispirata dal 'Signore degli Anelli'.
Quando piccole note partiranno dall'ipnotica tastiera di Nick Mason è già iniziata 'Chapter 24',ci si immerge in un'atmosfera cupa e misteriosa.La canzone non ha ritmo ed il testo si riferisce a qualche strano allineamento astrale che lascia spazio all'immaginazione.
'Scarecrow',accompagnato da nacchere,tastiere e chitarre acustiche immagina cosa possa essere la vita di uno spaventapasseri.La sua triste sorta di immobile vita 'eccezion fatta per quando il vento si arrabbiava'
'Bike' chiude l'album.Anche qui si sperimentano vari suoni.La canzone è la più orecchiabile del disco e si chiude con dei suoni echeggianti di campanelli impazziti (che anticipano di anni Bicycle Race dei Queen) e dei versi che fanno pensare a delle papere (effetti proveniente da distorsioni effettuate sulla chitarra elettrica)
 
Quando termina questo viaggio allucinato nient'altro dev'essere aggiunto.Uno dei più straordinari album di debutto di ogni epoca.Un capolavoro che ha ispirato tante band ed è stato preso come riferimento.Inarrivabile
 
Voto 100/100
Liam Gallagher
postato da: Bomalek alle ore 19:49 | link | commenti
categorie: pink floyd
martedì, 17 gennaio 2006

Caress of steel (98)

Nello stesso anno in cui pubblicarono Fly by night, I Rush fecero uscire anche Caress of steel, che può a buon diritto essere definito il primo capolavoro della band. Trovano posto per la prima volta anche due suite (forma-canzone molto in voga negli anni 70), entrambe stupende (anche se forse surclassate da quelle che negli anni successivi gli stessi Rush sapranno comporre). L’album si apre con Bastille day, uno dei pezzi più famosi del gruppo, nervosa per le sue alternanza tra acustico ed elettrico, fino al maestoso finale. Bellissima (diciamo che ipoteticamente l’album andrebbe acquistato anche solo per questa traccia). Si prosegue con due esercizi di stile zeppeliani (gli ultimi forse della carriera dei Rush), I think I’m going bald e Lakeside park. Ecco quindi la prima delle due suite, The necromancer, ispirata agli scritti di Tolkien: non ci sono termini che possono spiegare in pieno le sensazioni trasmesse da questo viaggio lungo 13 minuti, dove la chitarra di Lifeson
la fa da padrona, tra riff memorabili e assoli strepitosi, fino alla cavalcata finale (retta da un giro di basso da paura) dove i tre canadesi mostrano una classe che ha pochi eguali (e che surclassa anche nomi più blasonati degli anni 70). La chisura dell’album è affidata alla chilometrica The fountain of Lamneth, che si districa con agilità tra i vari movimenti, tra sezioni acustiche, assoli di batteria,
urla lancinanti e assoli di chitarra…venti minuti che passano in un attimo, e vi verrà voglia di premere play e ricominciare….perchè di album così ne esistono pochi!!

VOTO 98/100

1-BASTILLE DAY (4:37)
2-I THINK I’M GOING BALD (3:38)
3-LAKESIDE PARK (4:07)
4-THE NECROMANCER (12:29)
5-THE FOUNTAIN OF LAMNETH (19:58)

Portnoy
postato da: Bomalek alle ore 19:07 | link | commenti
categorie: rush

Fly By Night (85)

La rush-machine, avveniristica macchina del tempo che ci trasporta nel passato alla scoperta dei grandi capolavori del gruppo rock, stavolta fa scalo nel 1975, anno di pubblicazione del secondo capitolo dei Rush, Fly by night. Il primo album con il mago Neal Peart alla batteria (e ai testi), mostra evidenti segni di maturazione rispetto all’omonimo debutto, pur rimanendo fedele ai canoni dell’hard rock settantiano. L’album spara subito, in apertura, la prima delle sue cartucce migliori, Anthem, che mette subito in chiaro una cosa: Peart è il protagonista assoluto del nuovo corso, riempiendo ogni spazio vuoto con la sua tecnica e classe. Anthem è un pezzo nervoso, dalla struttura difficile, pur nella breve durata, ed ispirerà numerosi artisti (Malmsteen la omaggerà nel suo album di cover Inspiration).Best I can è invece un classico pezzo tra blues e rock, che lascia subito spazio a Beneath, between & behind, intenso pezzo in crescendo con un assolo di Lifeson da paura!Ma è tem
po di decantare il vero capolavoro dell’album, By-Tor & the snow dog, lunga canzone che porta in scena l’eterna lotta di, ehm, due cani (il testo fu ispirato dal litigio tra due cani che il gruppo vide durante un tour): i due personaggi sono interpretati dal basso e dalla chitarra, così nella sezione centrale (psichedelica!) assistiamo ad un vero e proprio botta e risposta a base di assoli, distorsioni, fi
no all’esplosione finale che riporta allo status quo. Un classico, anche dal vivo. Così come un classico è Fly by night, canzone semplice ma meravigliosa, che dimostra ancora una volta che i Rush hanno una classe che pochi possiedono!Making memories e In the end si riallacciano alle radici blues elettriche del gruppo, mentre l’unica nota stonata è Rivendell, ballad acustica portata un po’ troppo per le lunghe!In definitiva, si vede che siamo al secondo album, alcune incertezze sono ancora presenti, ma la classe è già bella evidente!Magari non lo consiglierei come primo acquisto del gruppo, ma è comunque indispensabile.

VOTO 85/100

1-ANTHEM (4:21)
2-BEST I CAN (3:25)
3-BENEATH, BETWEEN & BEHIND (3:01)
4-BY-TOR & THE SNOW DOG (8:37)
5-FLY BY NIGHT (3:21)
6-MAKING MEMORIES (2:57)
7-RIVENDELL (4:57)
8-IN THE END (6:46)

Liam Gallagher
postato da: Bomalek alle ore 18:50 | link | commenti
categorie: rush